Telefonata tra Usa e Cina per scongiurare la guerra Ma è allarme sottomarini

D' accordo, ma solo a metà. Donald Trump e Xi Jinping si sentono al telefono per discutere la situazione sempre più infuocata nella penisola coreana, e concordano sul fatto che Pyongyang deve smetterla con il suo comportamento provocatorio, ribadendo il loro impegno alla denuclearizzazione dell'area. Tra i due però non mancano le tensioni, con il presidente cinese che chiede al collega americano di «evitare parole o azioni rischiose in grado di peggiorare le cose». Mentre il tycoon continua a fare pressione sul governo del Dragone perché eserciti in maniera più decisa la sua influenza sulla Nord Corea, e probabilmente deluso dall'atteggiamento troppo blando di Xi, porta avanti la battaglia sul fronte commerciale.Secondo fonti citate dai media Usa, infatti, l'amministrazione Trump è pronta ad un nuovo giro di vite sugli scambi della Cina chiedendo a breve, forse già lunedì, l'apertura di un'indagine su presunte violazioni di proprietà intellettuale da parte di Pechino, ma anche su trasferimenti forzati di tecnologia. E il Commander in Chief non indietreggia di un passo nei confronti di Kim Jong Un, avvertendo il giovane leader che «si pentirà», delle minacce o di un eventuale attacco agli Stati Uniti. «Nessuno preferisce più di me una soluzione pacifica», ma Pyongyang sarà in «grossi guai se qualcosa accade a Guam», continua Trump, precisando che la sua amministrazione sta valutando ulteriori sanzioni contro il regime.La retorica bellica viene utilizzata dal tycoon anche su un altro versante di tensioni, il Venezuela, dove The Donald non esclude l'opzione militare, e al presidente Maduro, che ha chiesto di parlargli al telefono, risponde che ciò avverrà solo quando avrà riportato la democrazia nel Paese. Invece ha parlato con il governatore dell'avamposto Usa nel Pacifico, Eddie Calvo, rassicurandolo: «Siamo con voi al mille per cento». Lui, del resto, afferma che «non si è mai sentito così al sicuro» come con Trump «al timone»: «Abbiamo bisogno di un presidente come te». Le autorità di Guam autorità hanno distribuito agli abitanti un opuscolo su cosa fare in caso di attacco nucleare. Ossia «non guardare verso il lampo luminoso che può rendere ciechi», «sdraiarsi a terra e coprirsi la testa con le mani», se «possibile farsi una doccia con acqua e sapone in abbondanza» e non usare il balsamo perché «farebbe aderire la radioattività ai capelli». Tokyo, da parte sua, ha completato lo schieramento dei missili intercettori, che ora sono operativi, e il premier giapponese Shinzo Abe garantisce che farà «di tutto per proteggere la sicurezza del popolo nipponico». Nelle ultime ore intanto spuntano nuovi scenari sull'annunciato attacco a Guam di metà agosto. Il 38 North, think tank della Johns Hopkins University di Washington, rivela che dalle ultime immagini satellitari emergerebbero i preparativi di un possibile lancio di un missile balistico sottomarino da parte di Kim. «La Corea del Nord potrebbe aver deciso di accelerare l'avanzamento della parte marina delle sue capacità nucleari», scrive il sito specializzato. A suo parere le attività sui sottomarini Sinpo-class in corso ai cantieri e alla base navale di Mayang-do potrebbero collegarsi alla preparazione «di nuovi test». Il tutto mentre il popolo nordcoreano si mobilita: il Rodong Sinmun, quotidiano del Partito dei Lavoratori, afferma che quasi 3,5 milioni di cittadini – tra studenti, lavoratori e veterani – hanno presentato domanda di arruolamento o reintegro, dopo che il regime ha detto di volersi vendicare per le sanzioni approvate dal Consiglio di Sicurezza Onu.

Fonte: http://www.ilgiornale.it

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