In Puglia scoppia il caso del farmaco contro l’asma

Il farmaco si chiama "Nucala" e sta scatenando polemiche a non finire in Puglia. Perché i pazienti affetti da una grave forma d'asma (di tipo eusinofilico refrattario severo come riporta il quotidiano regionale "La Gazzetta del Mezzogiorno") denunciano il fatto che le farmacie autorizzate dalla Regione Puglia stiano rifiutando di erogare il farmaco a Bari e provincia.L'allarme non è solo dei malati. Ad intervenire anche Luigi Macchia, del Dipartimento di Allergologia del Policlino di Bari, ilq uale proprio sulla "Gazzetta" conferma: il "Nucala" può essere definito un farmaco salva-vita per i pazienti affetti da quella particolare forma d'asma.Non è chiaro perché ci sia stata questa interruzione nella somministrazione del medicinale. La Regione Puglia, infatti, con una determina ha disposto la distribuzione ai malati del "Nucala" attraverso le farmacie territoriali pubbliche. L'unica condizione è quella di una corretta compilazione, da parte di chi ne ha bisogno, del cosiddetto Piano terapeutico.Ma perché il farmaco anti-asma non viene erogato? Le farmacie territoriali si trincerano dietro motivi di sicurezza e dall'Asl fanno sapere che il "Nucala" va somministrato negli ambulatori ospedalieri. Così certamente resta la distribuzione gratuita autorizzata per i pazienti che ne hanno diritto, ma questa può avvenire solo nelle farmacie ospedaliere territoriali.Il caso non è nuovo e già a giugno fu portato all'attenzione del capo dipartimento Salute della Regione Puglia Giancarlo Ruscitti dall'associazione pazienti allergici e asmatici pugliesi. L'associazione Apaap chiese al responsabile regionale di prendere provvedimenti per sbloccare la situazione ed evitare casi, accaduti di recente, di pazienti che hanno rischiato la vita a causa di insufficienze respiratorie proprio per la difficoltà di reperire prontamente il "Nucala".Il direttore generale dell'Asl di Bari, Vito Montanaro, alla "Gazzetta del Mezzogiorno" ha dichiarato che l'Azienda sanitaria locale è disponibile ad affrontare la questione per capire se ci sono altre forme di erogazione del medicinale più consone ai pazienti sempre nella massima sicurezza per chi somministra e per chi riceve la cura.

Fonte: http://www.ilgiornale.it

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