Mediaset, Vivendi si aggrappa al Tar

Non si ferma la guerra tra Mediaset e Vivendi. Ieri il gruppo francese presieduto dal finanziere Vincent Bolloré ha fatto ricorso al Tar contro la delibera dell'Agcom che lo obbliga a scendere nell'azionariato di Telecom o di Mediaset entro un anno. Vivendi, però, è stata nel contempo obbligata a presentare ugualmente il rimedio alla sua posizione irregolare segnalata dall'Authority per le tlc: la soluzione sarebbe quella di affidare a una fiduciaria i diritti di voto eccedenti il 9,9% dei titoli Mediaset in possesso per ottemperare alla delibera dell'Agcom.Sempre ieri Mediaset, attraverso Rti, ha invece riacquistato la quota pari all'11,1% della pay tv Premium che doveva essere rilevata dai francesi di Vivendi ma che era invece rimasto in capo all'operatore spagnolo Telefonica. Al termine dell'operazione Mediaset deterrà quindi il 100% di Premium. Ma ciò che più conta sono i termini che accompagnano la transazione: Telefonica incasserà infatti, a fronte della compravendita, un corrispettivo pari all'11,1% di quanto Mediaset sarà riuscita a strappare a Vivendi nella causa pendente in tribunale. Potrebbe trattarsi di un buon affare per gli spagnoli che avevano rilevato la quota di Premium nel 2015 per 100 milioni di euro.Del resto la quota di Telefonica sarebbe dovuta essere liquidata già l'anno scorso, per 70 milioni, se Vivendi avesse rispettato il contratto vincolante che ha firmato sull'acquisto della pay tv Premium. Ma, proprio nel luglio dello scorso anno, il gruppo presieduto da Bollorè ha deciso di non rispettare i patti.Il risultato è stata la guerra legale avviata da Mediaset e dalla sua controllante Fininvest, che hanno chiesto ai francesi circa 1,8 miliardi di danni per non aver ottemperato agli impegni presi. E dato che, secondo gli esperti, Mediaset dovrebbe riuscire a spuntare circa 1,5 miliardi di risarcimento dal gruppo di Bollorè, va da sè che gli spagnoli dovrebbero incassare almeno 150 milioni. Portando a casa una buona plusvalenza. Telefónica del resto non era intervenuta nell'aumento di capitale di Premium per circa 142 milioni lanciato a maggio dello scorso anno. Denaro che è servito per riportare il segno positivo nel patrimonio netto, dopo il rosso da 384 milioni del bilancio 2016 della pay tv. Giova infine ricordare che Vivendi aveva tentato la scalata a Mediaset, di cui Fininvest resta comunque saldamente il primo azionista, rilevandone il 28,8%, lo scorso dicembre, dopo che il titolo era crollato in Borsa a causa del dietro front dei francesi su Premium. Il problema è che Bollorè non aveva fatto i conti con la legge italiana. Vivendi, con le attuali partecipazioni in Mediaset e in Tim (dove è azionista di controllo con il 24% circa) viola infatti le norme del Tusmar, in particolare l'articolo 43 comma 11 che impediscono il controllo incrociato di società media e tlc oltre la soglia del 10%. Ecco perché i francesi si vedono obbligati a portare circa il 20% della loro partecipazione in una fiduciaria, congelando così i diritti di voto.Questo vuol dire che Vivendi nell'assemblea degli azionisti di Mediaset che si svolgerà il 28 giugno non potrà portare una sua lista di consiglieri che avrebbero potuto mettere i bastoni tra le ruote alle decisioni del cda. Va da sè che Vivendi, avendo investito in Mediaset circa 1,3 miliardi di euro, ha fatto ricorso al Tar contro la decisione dell'Agcom.

Fonte: http://www.ilgiornale.it

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